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Category Archives: Turismo

TRAPANI E ERICE

ALLA SCOPERTA DI TRAPANI ED ERICE – COSA VEDERE IN UN GIORNO? Se parli con un qualsiasi turista, straniero o italiano, che visita la Sicilia Occidentale, non potrà fare a meno di ripetere, come un mantra, fra le varie località, quella di Erice. “Sono andato ad Erice“, “Devi andare ad Erice“, “Andrò ad Erice“, e […]

SIRACUSA

Siracusa Un itinerario per chi ha poco tempo, adatto a grandi e bambini, per visitare i luoghi più significativi di una delle città più belle e importanti del mondo. Siracusa è una delle città più belle del mondo e turisticamente una delle più importanti. Il suo territorio racchiude più di tremila anni di storia, testimoniati […]

TAORMINA – TEATRO GRECO

10 cose da fare e vedere a Taormina Una guida completa e dettagliata alle 10 cose da fare e vedere a Taormina in 1, 2 o 3 giorni. Grazie alla sua incantevole posizione sul mare, alle bellezze paesaggistiche, al vasto patrimonio storico, culturale e archeologico di cui è ricca, Taormina è una delle località turistiche […]

ENNA – CASTELLO DI LOMBARDIA

La struttura basa la sua difendibilità intanto sulla posizione arroccata sulla cima rocciosa della cuspide Est dell’altipiano ennese, qui il basamento roccioso fu intagliato sino a ricavare una alta muratura a barbacane, utilissima alla difesa piombante della base del castello e, evidentemente del tutto inattaccabile da una eventuale opera di mina delle muraglie.

Le mura chiudono poi una serie di circuiti modulati secondo diverse linee di difesa sempre più strette e sempre più vicine alla zona chiave del castello stesso, il Maschio.

La prima cinta, va probabilmente immaginata come una blanda cortina muraria che doveva contenere anche la Rupe di Cerere, utilissima al controllo delle vallata del Dittaino. Di questa cortina, ci rimangono alcuni lembi oggi seppelliti sotto la strada che porta alla stessa Rupe con due torrette di rincalzo a base quadrata delle quali una sembra posizionarsi sotto la scaletta di accesso alla pizzeria posta immediatamente ai piedi della stradina e l’altra è visibile come restauro molto opinabile nella zona più alta della stessa stradina.
Castello di Lombardia (Enna)Più interna stava la cortina muraria che segue l’andamento del roccione calcareo tagliato a scarpa, quella, in parole povere, che viene oggi identificata come la cortina esterna del castello. Su questa cortina si aprivano le entrate. La prima a Sud, ancora esistente, munita di una rampa gradonata percorribile anche a cavallo e chiusa da una porta con arcata esterna a sesto acuto, rimbotto e arcata interna a tutto sesto.

Un’altra porta si apre verso la zona della rocca di Cerere, anche questa costruita secondo lo stesso modulo del doppio arco con rimbotto ed anche questa controllata da una torre aggettante dalla cortina muraria e da un camminamento di ronda.

L’entrata principale avveniva invece attraverso una grande porta posta al centro del fronte Ovest del castello, dove oggi è posta la villetta del monumento ai caduti, tale porta, in genere tenuta chiusa, era munita di un sistema con rampa esterna e ponte levatoio, come si può vedere da alcune antiche rappresentazioni e come ci ricorda la tradizione della processione pasquale detta del ponte.Complessivamente il sistema di entrata al castello dal suo lato prospiciente la città, avveniva o dalla porta minore con la rampa e poi attraverso il piccolo cortile del fronte, o attraverso il ponte levatoio e quindi attraverso il cortiletto stesso.

Sulla disposizione di questo cortile bisogna lavorare ad una ipotesi di ricostruzione che ne consideri le funzioni altamente difensive.

Ivi chiaramente non vi era alcuna traccia della porta e della rampa che oggi salgono al castello dal lato di nord e che furono aperte solo nella seconda metà del nostro secolo, al centro lo spazio del cortile, oggi tutto unico, doveva essere diviso in due dalla presenza di un corpo turrito aggettante dalla muratura interna e il cui andamento si può indovinare seguendo l’innesto della base piena e delle murature appoggiate al muro interno tra quelle che oggi sono le due porte di accesso al cortile grande di San Nicola.

L’ingresso al cortile grande avveniva quindi dalla porta che oggi campeggia al centro del cortile piccolo, anch’essa modulata secondo lo stile che va ascritto alla personalità del cosiddetto Maestro del Castello di Lombardia.

Questa porta, munita di arcatura esterna a sesto acuto, rimbotto e arcatura interna a tutto sesto, è ulteriormente interessata da due grandi nicchie laterali al vano della porta stessa, probabilmente utili alla presenza stabile di guardie armate nei suoi pressi.

Tutte le murature del piccolo cortile dovevano essere munite di camminamenti di ronda merlati utili al controllo dall’alto del delicato settore.

Certamente è da espungere la presenza della seconda porta aperta nella muratura tra il piccolo cortile esterno ed il cortile grande, tale apertura fu infatti costruita solo nella seconda metà del nostro secolo per esigenze legate alla utilizzazione a teatro del cortile stesso.

Sotto quello che sino a un paio di anni fa era l’impiantito del palcoscenico teatrale si apre una lunga cavità artificiale che alla luce delle ultime campagne di scavo sembra essere la cella segreta di un tempio dedicato alle divinità Ktonie

E’ questa una vasta galleria con pavimentazione a rampa discendente ed imboccatura ad imbuto, del tutto ricavata nella viva roccia verso una sala sotterranea con loculi per lampade e pinakoi, una sorta di sepolcro gigantesco ed una vasca di raccolta dell’acqua a probabile uso lustrale. Oggi la cavità è terminante in un piccolo cunicolo che esce al livello della strada esterna e che venne aperto per il trasporto degli apparati scenici del teatro.

Questo cunicolo ha tagliato anche un pozzo verticale controllabile dalla muratura soprastante poi utilizzato per il posizionamento del paranco.

Sempre all’interno del cunicolo compare un complesso sistema di raccolta delle acque piovane che venivano poi immesse in una canaletta esterna che portava l’acqua sino ad un abbeveratoio che doveva essere posto all’angolo di Nord Ovest del castello ove oggi è una piccola fontanella.

All’angolo di Nord Ovest del cortile si trova invece il complesso delle residenze della guarnigione, a giudicare dalla struttura oggi visibile, del tutto dissimile dalle altre opere del castello, sembra che questo settore sia stato costruito in un secondo tempo, probabilmente sotto il vicereame spagnolo.

Molto interessante è la struttura visibile al piano terreno, coperta da una serie di arcate a sesto leggermente ribassato ed impiantate su pilastri a base quadra di dimensione leggermente maggiore dello spessore della ghiera dell’arcata stessa.

Dal complesso delle guarnigioni si può accedere a due vani contenuti nello spessore della torre detta della Campana, ed utilizzati come prigione.

Questi vani sono del tutto privi di luce e sono coperti da bassi tetti.

Nel vano cella superiore gli intonaci a gessetto portano ancora i segni dei “graffiti” dei prigionieri: calendari, minacce, poesiole e firme, segnali della grama vita dei prigionieri che sino alla costruzione del nuovo carcere del Mulino a Vento, stazionarono nelle buie celle del castello.

Al periodo “moderno” del castello, appartiene anche la bella guardiola con copertura a cupoletta in pietra posta sulla muraglia tra il cortile e la zona dell’entrata.

Dalla scalinata che costeggia il complesso della guarnigione si sale al camminamento di ronda della murata ed ancora ad una scala esterna che con i gradini in aggetto su risega, portava al piano terrazzato della torre della Campana, oggi coperta da un tetto in coppi di cotto.

La torre della campana, forse rimaneggiata in un secondo momento, veniva così chiamata perché in essa era contenuta la campana che dava l’allarme alla città in casi particolari e soprattutto in caso di evasione di qualche prigioniero.

Molto bella è la finestrella probabilmente utile al posizionamento della campana, questa è ingentilita da un antepagmenta in pietra scolpita con un conchiglione sulla sommità dell’apertura.

Dal cortile grande, attraverso una scalinata che certamente e da considerarsi come una superfetazione, si accede al cortile detto delle vettovaglie.

L’ingresso di questo cortile è difeso da un’altra delle porte a doppia arcata detta della Catena.

Questa porta è controllata dall’alto di due torri, a Sud da una piccola torretta quadra a piani non comunicanti e legata ai camminamenti di ronda delle mura ed a nord dalle terrazze della vasta torre a dongione che doveva ospitare gli appartamenti reali.

La scalinata che da oggi accesso alla porta della Catena, doveva essere invece una rampa capace di dare facilità di accessi a carri e cavalli che certamente dovevano poter circolare tra le diverse parti del castello.

Nel cortile delle Vettovaglie, dove venivano ospitati i terrazzani in caso di assedio, oggi sono ben poche le opere murarie ricostruibili, si notano una torretta in corrispondenza dell’apertura di Est di cui si è già parlato, il basamento in pietra di un’altra torretta angolare su barbacane, posta a difesa dell’angolo di Sud Est del castello e della quale non rimane traccia alcuna, un’altra torretta, posta alla confluenza delle murature esterne ed interne dei due cortili del teatro e delle vettovaglie ed infine i segni degli innesti di varie murature coeve e successive alla costruzione del castello.

Si giunge quindi al terzo ed ultimo dei grandi cortili, il cuore del castello, il luogo della residenza reale e dei servizi della corte ma contemporaneamente il Maschio della difesa militare.

Questo cortile è concepito come un castello nel castello, di forma quasi quadrangolare è difeso agli angoli da torri quadre anche molto grandi.

La porta che apre il cortile sul precedente spazio delle vettovaglie è gemellare a quella della Catena, è difesa verso l’esterno da un camminamento di ronda e dai lati della torre reale e della piccola torretta che si innalza alla sua destra. Probabilmente in un primo momento questa torretta non doveva esistere e al suo posto doveva trovarsi una postierla che apriva il cortile verso la porta di Est, successivamente l’uso di questa postierla dovette risultare ridondante o addirittura pericoloso e al suo posto fu eretta la torretta quadra che oggi si vede. Questa ipotetica posteriorità mi sembra comprovata dalla presenza nella torretta di un corridoio di ingresso che presenta in entrambi i suoi lati porte con il rimbotto per la difesa esterna, ad una attenta analisi l’unica differenza che compare tra le due ghiere degli archetti è l’uso di una diversa tecnica per la chiave di volta, la ghiera che dà verso l’interno della torre, e che quindi sarebbe stata quella esterna, presenta la chiave sdoppiata in due conci così come quelle di tutto il resto del castello esclusa la Torre Pisana, quella oggi esterna, che dà verso il cortile di San Martino, presenta la chiave unica con la punta dell’ogiva esclusivamente scavata nella pietra. Interessante è notare come la dimensione delle porte di questa torre sia minima e come tale scelta sia destinata a costringere l’eventuale nemico a chinare la testa e porgere il collo alle armi dei militi.

In questo cortile, nei periodi in cui Enna veniva utilizzata come residenza militare dei sovrani del Regnum Siciliae, dovevano trovarsi tutte le strutture utili sia alla strenua difesa della famiglia reale sia, alla vita della corte sebbene in maniera spartana e militare.

La torre centrale, detta oggi erroneamente dell’Harem, è il fulcro della residenza reale, si sviluppa su due diversi piani e probabilmente doveva avere un ulteriore piano terrazzato almeno su metà del suo corpo.

Da questa torre vanno immediatamente espunti gli interventi di restauro operati negli anni cinquanta e sessanta senza alcun rispetto per la forma dell’edificio, Sono del tutto false la Porta che si apre accanto la Porta della Catena, e che laddove fosse esistita avrebbe vanificato in pieno lo sforzo difensivo del mastio, la finestra sovrastante la stessa porta, la porta di passaggio tra i vani del piano terra della torre e le due finestre basse aperte sul piano terra della torre stessa. L’imperizia o addirittura la netta ignoranza della struttura del Castello durante le operazioni di restauro si può rinvenire anche nella attuazione del tompagnamento della porta che doveva aprirsi al piano superiore della torre, nella cancellazione di ogni segnale di incardinamento murario sulle mura nord della torre, nella chiusura del vano del camino di quella che sembra essere proprio stata la sala di soggiorno degli appartamenti reali.

La torre doveva essere invece organizzata con una bassa sala buia, o forse illuminata da strette feritoie a sguancio simili a quelle che si aprono ancora sul muro esterno del mastio, da questa una scala in legno doveva portare alla sala superiore il cui livello viene demarcato dalla presenza di alcune mensole e della risega che restringe le mura fornendo l’appoggio per il soffitto in legno.

Solo dal piano superiore si doveva avere accesso alla saletta più piccola della torre, forse adibita a saletta privata, ed illuminata dalla bella finestra con ghiera a sesto acuto ribassato e piattabanda.

Dalla saletta si aveva accesso ad un corridoio voltato a botte, del quale oggi rimane solo una piccola porzione con una singola feritoia, e che probabilmente doveva essere connessa con le strutture di controllo della porta di accesso al mastio e con i camminamenti di ronda dello stesso.

Sempre dal corridoio voltato si ha l’accesso alla parte più alta della torre che presenta una doppia terrazza certamente merlata. Le coperture interne della torre sono ambedue costituite da belle volte a crociera in pietra da taglio a facciavista che dimostra la notevole perizia delle maestranze che costruirono il maniero.

L’accesso basso della Torre, avveniva attraverso un corridoietto voltato a botte ed una porta molto alta e stretta con un rimbotto ingentilito da due piccole mensoline tondeggianti che reggono l’architrave.

Questa porta, che dava accesso da parte della cosiddetta Sala del Trono, doveva essere difesa da una caditoia controllata dal corridoio soprastante e della quale sembra rimanere il foro di arrivo dei proiettili litici sovrastato da un archetto che incornicia una nicchia forse utile alle guardie di controllo agli appartamenti reali.

Quel piccolo vano scavato nella roccia sotto quella che abbiamo ipotizzato come saletta privata degli appartamenti reali, probabilmente doveva essere una buia segreta adibita o a forziere o a rifugio estremo in caso di disfatta delle difese del castello.

E’ molto verosimile che la decadenza del castello inizi nel XV secolo, quando, pacificata la Sicilia sotto la dinastia dei Trastamara, furono sopratutto i castelli e le fortiuficazioni costiere a mantenere grande importanza militare.
Nel ‘700 il castello di Lombardia è già parzialmente in rovina, e nel 1837 Ferdinando II di Borbone lo giudicò militarmente inservibile. Utilizzato in seguito come prigione, al 1887 il castello è descritto in pieno sfacelo.

Negli anni ’30 del ventesimo secolo il primo cortile fu trasformato in teatro all’aperto inaugurato nel 1938 con l’Aida, e vaste cisterne idriche furono ricavate sotto il “cortile delle vettovaglie”. Durante la seconda guerra mondiale vi furono acquartierati contingenti militari.
Nel dopoguerra a partire dal 1951 furono eseguiti pesanti interventi conservativi di ripristino, cui seguirono altri interventi nel 1959.

Oggi l’operato della Soprintendenza ennese sta portando alla luce strutture sconosciute del castello che ne chiariscono ulteriormente il funzionamento e strutture precedenti, a volte monumentali, pertinenti all’acropoli antica ed a fortificazioni ed abitazioni ancora tutte da studiare. Il Castello di Lombardia si appresta così a divenire un parco archeologico antico e medievale tra i più interessanti dell’intero bacino del mediterraneo.

VILLA ROMANA DEL CASALE – PIAZZA ARMERINA

La Villa Romana del Casale
Un bene unico per tutti
La struttura romana, di epoca tardo imperiale, per la sua eccezionale ricchezza di elementi architettonici e decorativi, è divenuta oggetto di particolare rilievo all’interno del programma di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio della regione siciliana, la cui gestione è oggi affidata al Parco Archeologico della Villa Romana del Casale e delle aree archeologiche di Piazza Armerina e dei Comuni limitrofi, Istituto dell’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali.
La Villa, tutelata dall’Unesco dal 1997, è appartenuta ad un esponente dell’aristocrazia senatoria romana, forse un governatore di Roma (Praefectus Urbi); secondo alcuni studiosi fu, invece, costruita e ampliata su diretta committenza imperiale. Per la sua bellezza e complessità, può considerarsi uno degli esempi più significativi di dimora di rappresentanza rispetto ad altri coevi dell’Occidente romano. L’alto profilo del suo committente viene celebrato, in modo eloquente, attraverso un programma iconografico, stilisticamente influenzato dalla cultura africana, che si dispiega, con ricchezza compositiva, in una moltitudine di ambienti a carattere pubblico e privato.

Casa Montalbano – Santa Croce Camerina

La casa di Montalbano
La famosa casa del Commissario più famoso d’Italia, ormai meta di pellegrinaggio di molti turisti, si trova a Punta Secca frazione del comune di Santa Croce Camerina (Rg), in via Aldo Moro 44. L’abitazione è nella piazzetta antistante la Torre Scalambri eretta alla fine del XVI secolo a difesa del feudo della famiglia Bellomo di Siracusa. Siamo sulla costa della provincia di Ragusa.
Una curiosità da sapere su questo edificio è che in origine fu destinato a magazzino per la dissalazione delle sarde e, nel 1904, divenne un’abitazione.
Il borgo di Punta Secca ospita 132 abitanti, è piccolo e tranquillo, e dista 5,7 chilometri da Santa Croce Camerina

Ragusa Ibla, centro storico

Una volta a Ragusa è impossibile non visitare Ragusa Ibla, il fulcro della città di Ragusa, il suo quartiere più affascinante grazie ai numerosi palazzi e chiese che vi si trovano.

Ragusa Ibla si estende su una piccola collina e dopo il terremoto del 1693 fu interamente ricostruita in stile barocco. Per iniziare una piacevole passeggiata alla scoperta di Ibla è bene partire da Piazza Pola.
Questa piazza è la principale del quartiere ed è qui che si trovano numerosi bar, locali ed uffici comunali.

Cattedrale e centro storico – Palermo

“L’insieme degli edifici costituenti il sito di ‘Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale’ rappresenta un esempio materiale di convivenza, interazione e interscambio tra diverse componenti culturali di provenienza storica e geografica eterogenea.
Tale sincretismo ha generato un originale stile architettonico e artistico, di eccezionale valore universale, in cui sono mirabilmente fusi elementi bizantini, islamici e latini, capace di volta in volta di prodursi in combinazioni uniche, di eccelso valore artistico e straordinariamente unitarie.
Il sincretismo arabo-normanno ebbe un forte impatto nel medioevo, contribuendo significativamente alla formazione di una koinè mediterranea, condizione fondamentale per lo sviluppo della civiltaà mediterraneo-europea moderna”. (© Dossier di Candidatura per l’iscrizione nella World Heritage List del sito seriale Palermo Arabo- Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale, dicembre 2014)
Insieme alla Cattedrale di Palermo fanno parte dell’itinerario i Duomi di Monreale e Cefalù ed in Palermo la Cappella Palatina, il Palazzo Reale, la Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti, la Chiesa della Martorana, la Chiesa di S. Cataldo ed il Ponte Ammiraglio ed il Palazzo della Zisa

DUOMO DI MORREALE ( PALERMO )

Breve premessa
La cattedrale di Monreale, successiva alla Cappella Palatina di Palermo ed alla cattedrale di Cefalù, rappresenta il punto d’arrivo, di un secolo di costruzione normanne, continentali ed insulari.
In essa confluiscono sincreticamente esperienze costruttive, che iniziando a Cluny nel X secolo, proseguono con l’edificazione dell’abbaziale di Bernay e successivamente della Trinitè , St. Nicolas
e St. E’tienne a Caen, coniugando a Mileto, queste architetture con quelle dell’abbaziale di Montecassino e sperimentando nelle cattedrali di Catania e Messina nuove tipologie impregnate di regionalismo siciliano e nuovo sperimentalismo normanno, (v. Lessay Normandia – Manche).

DESCRIZIONE
Chiesa_Cattedrale_Monreale.jpgOsservata dall’esterno la cattedrale di Re Guglielmo II, si articola in tre volumi principali caratteristici delle chiese occidentali a croce latina: Il corpo basilicale longitudinale a tre navate, il transetto, e la zona triabsidata. A questi volumi si aggiungono ad occidente: due torri campanarie che serrano il portico d’ingresso colonnato (esonartece) sormontato da un timpano triangolare, secondo il tipico schema delle chiese della Normandia. Le superfici dell’esonartece erano decorate con scene ispirate alla vita della Beata Vergine Maria.
porta_ingresso.jpgLa grande porta d’ingresso rivestita con formelle bronzee, opera di Bonanno da Pisa, fu collocata nel 1185.
All’incrocio del transetto con la navata centrale si innalza, sopra gli altri corpi di fabbrica: il quadrato del tiburio che contiene la solea, non sormontato da una cupola, ma da una copertura a doppia falda, come la sottostante copertura della navata centrale. Quest’ultima si attesta con il colmo, nella mezzeria inferiore della finestra centrale della solea..
L’interno del corpo basilicale, è come già accennato, diviso in tre navate da una doppia fila composta di nove colonne di spolio sormontate da capitelli di evidente origine classica . Ciascuna delle navate laterali è larga un terzo di quella centrale. I capitelli sono a loro volta raccordati con i sovrastanti pulvini con abaci a libro secondo un forma tipicamente normanna. Gli abaci hanno spessore diverso evidentemente per raccordare le varie altezze delle colonne, tra loro differenti al fine di porre allo stesso livello tutti i piani d’imposta degli archi ogivali.
La particolare forma geometrica di quest’ultimi collabora alla centratura dei pesi delle strutture sull’asse delle colonne che in questo modo, non subiscono carichi accentrici che ne comprometterebbero la stabilità. Un espediente tecnico che permette di rendere più agili e resistenti le strutture interne, caratteristico delle architetture bizantino-islamiche di quel periodo, successivamente adottate con alcune varianti, nelle cattedrali gotiche. Gli archi si spingono ben oltre i consueti livelli normanni caratterizzati dai deambulatori sovrastanti le navate laterali, le cui bifore o trifore a Monreale scompaiono, per dare posto ai vastissimi campi musivi (oltre seimila mq)che ricoprendo le strutture, le smaterializzano con la loro luce riflessa. Si ha così l’impressione che la cattedrale sia stata costruita con la luce, più che con la pietra.
Navata_centrale.jpgLa navata centrale è coperta con una struttura lignea a doppia falda, mentre le navate laterali lo sono con un tetto ad una sola falda. Le coperture furono ricostruite dopo circa trenta anni dal devastante incendio che nel 1811devastò gran parte del presbiterio .
Le preziose decorazioni delle capriate e dei soffitti, probabilmente rifatte in base ai precedenti disegni medievali, si armonizzano perfettamente con i mosaici parietali.
La prospettiva, disegnata dalla doppia teoria delle colonne della navata centrale, si prolunga con le strutture che attraversa nel presbiterio, ordinando otticamente ogni elemento musivo od architettonico, in un’unica convergenza verso il Cristo Pantocratore, genialmente ed armoniosamente proporzionato nella superficie ricurva del catino absidale in un effetto stereoscopico.
Architettura e programma iconografico si compongono secondo un unico progetto prestabilito in ogni dettaglio.
Al presbiterio si accede attraverso degli archi che ne determinano i vari settori. L’area presbiteriale, per ampiezza, si rapporta con l’abbaziale Cassinese, con lievissime sporgenze rispetto al corpo basilicale al contrario dei transetti normanni con bracci molto pronunciati trasversalmente, rispetto alle testate delle navate laterali.
Ma questa configurazione, almeno all’interno, viene ripristinata dall’introduzione di un quadriportico pilastrato (modulo tipicamente bizantino), che divide il presbiterio in un doppio transetto con bracci interni evidenti:
Il primo intercetta l’asse della navata centrale, determinando il quadrato rialzato della solea dove ha sede l’altare; il secondo contiene in allineamento interno, l’abside centrale con quelle laterali, secondo lo schema normanno – cluniacense. Conformando parimenti, le aree della protesi e del diaconico, come cappelle autonome, secondo le tipologie delle piccole chiese della Normandia ad una sola aula, ( v. Tollevast). All’esterno, in pianta, le tre absidi assumono la consueta forma scalettata, (à échelons), con la centrale pronunciata. Si evidenziano tuttavia, alcune sostanziali differenze con le componenti bizantine e normanne contemporanee: il tiburio all’incrocio tra il transetto ed il prolungamento della navata, pur riconducendosi al modulo tetrastilo centrico bizantino, non è sormontato da un cupola, ma chiuso con un tetto a doppia falda. Le zone absidali sono coperte con volte a crociera ad eccezione del catino absidale che non è traforato dalle consuete tre finestre (talvolta, circolari, come in alcune chiese della Normandia), per dare più spazio interno all’immensa figura del Pantocrator.
I rapporti geometri tra le varie componenti planimetriche sono dettati da rigorosi criteri proporzionali e da un sistema metrico la cui unità di misura equivale al cubito islamico (circa 42 cm v. planim allegata).
Alla pari delle grandi costruzioni basilicali cristiane, il Duomo era preceduto da un grande recinto rettangolare con giardino e pozzo centrale ad uso dei pellegrini chiamato: Paradiso, chiuso da portici laterali conclusi dal nartece. Vi si accedeva da una porta d’ingresso praticata nel perimetro occidentale difeso da muri e torri.

ETNA – PARCO DELL’ETNA

L’Etna (Mungibeddu o ‘a Muntagna in siciliano) è un complesso vulcanico siciliano originatosi nel Quaternario e rappresenta il vulcano attivo terrestre più alto della Placca euroasiatica. Le sue frequenti eruzioni nel corso della storia hanno modificato, a volte anche profondamente, il paesaggio circostante, arrivando più volte a minacciare le popolazioni che nei millenni si sono insediate intorno ad esso.

Il 21 giugno 2013 la XXXVII sessione del Comitato UNESCO, riunitasi a Phnom Penh in Cambogia, ha inserito il Monte Etna nell’elenco dei beni costituenti il Patrimonio dell’umanità.

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